Un tribunale federale della California ha confermato la causa della Federal Trade Commission e di sette Stati contro Live Nation e Ticketmaster. L'ordinanza, del 28 settembre 2026, respinge la richiesta di archiviazione rispetto a ciascuna delle istanze.
Cosa è successo
L'ordinanza, di 27 pagine, è firmata da Maame Ewusi-Mensah Frimpong, United States District Judge, presso lo United States District Court for the Central District of California. È il documento 127 della causa 2:25-cv-08884-MEMF-MAA, registrato il «09/28/26». Il dispositivo si riassume in una riga: «Defendant's Motion is DENIED as to each claim». La frase successiva apre il calendario del processo: «The Court will issue an Order Setting Scheduling Conference forthwith».
A citare in giudizio sono la FTC e sette Stati —Colorado, Florida, Illinois, Nebraska, Tennessee, Utah e Virginia, quest'ultimo ai sensi del 15 U.S.C. § 45c(c)—, con una causa presentata il 18 settembre 2025. Il rigetto riguarda anche le istanze di diritto statale: l'ordinanza argomenta che le sei leggi statali invocate sono parallele al FTC Act.
Questa non è una sentenza sul merito, e lo stesso testo lo scrive chiaramente: «This Court is not deciding at this stage whether the FTC's and the states' accusations are true», il tribunale non decide in questa fase se le accuse sono vere. Quello che c'è è un filtro superato. La causa sostiene che le commissioni fanno salire il costo totale del biglietto «up to 44%» (Compl. ¶ 46); il tribunale non lo dà per accertato, scrive solo che «a reasonable consumer would not associate "+Fees" as a 44% increase in cost». E sostiene che un alto dirigente di Ticketmaster scrisse in un'email interna, in copia alla direzione di Live Nation, che le aziende «turn a blind eye as a matter of policy» —chiudono un occhio per politica aziendale— nei confronti dei broker che violano i limiti pubblicati. Accuse, non fatti provati.
Perché conta
Il passaggio che conta si riassume in una riga: «The BOTS Act does not preclude platforms from facing liability, and the Court will not read it as doing so». Il BOTS Act non esclude che le piattaforme ne rispondano, e il tribunale non lo interpreterà in questo modo.
Il ragionamento sta in una parola. «Circumvent» non è definito dalla legge, così il tribunale applica il suo significato corrente e conclude che «the BOTS Act is not limited to technological circumvention»: non serve un software che rompa una coda.
Con questa lettura, il 15 U.S.C. § 45c(a)(1) cambia direzione. Proibisce di eludere la misura di sicurezza, il sistema di controllo degli accessi o un altro controllo o misura tecnologica che l'emittente del biglietto usa per far rispettare i limiti pubblicati di acquisto. L'oggetto protetto è il limite che la piattaforma stessa annuncia: se si pubblica un tetto per acquirente e non si fa rispettare, quel tetto non è più uno scudo e può diventare l'oggetto della violazione.
Per chi vende con limiti per acquirente, code virtuali o codici di prevendita, il tetto pubblicato non è più un messaggio di marketing: è una promessa verificabile, e la verifica chi la pubblica. Qui sta il controllo reale della rivendita, e il contrappunto di ciò che la California ha appena trasformato in legge.