Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha pubblicato il testo dell'accordo con cui propone di chiudere la sua causa antitrust contro Live Nation e Ticketmaster. Sono dodici obblighi, e il primo non riguarda il denaro: imporrebbe che un grande locale che usa il software di Ticketmaster possa vendere i propri biglietti primari sui marketplace della concorrenza.
Cos'è successo
L'avviso della Divisione Antitrust era previsto per la pubblicazione sul Federal Register il 6 luglio 2026. Non è una sentenza: è l'adempimento richiesto dall'Antitrust Procedures and Penalties Act, 15 U.S.C. § 16(b)-(h), il cosiddetto Tunney Act. Davanti al tribunale ci sono tre documenti: una proposta di sentenza definitiva, presentata il 12 giugno 2026, una stipulazione e un Competitive Impact Statement.
Il caso è United States et al. v. Live Nation Entertainment, Inc., Civil Action No. 1:24-cv-3973-AS, davanti alla United States District Court for the Southern District of New York. Il 30 agosto 2024 gli Stati Uniti hanno presentato una denuncia modificata: sostenevano che Live Nation Entertainment, Inc. e Ticketmaster L.L.C. avevano violato le sezioni 1 e 2 del Sherman Act, 15 U.S.C. §§ 1-2, e diverse leggi statali, «by engaging in anticompetitive conduct in certain ticketing, promotions, and amphitheater markets» — condotta anticoncorrenziale in determinati mercati di ticketing, promozione e anfiteatri —.
L'avviso è firmato da Suzanne Morris, Deputy Director Civil Enforcement Operations, e apre 60 giorni di consultazione pubblica davanti alla stessa Divisione, che vengono pubblicate con il nome di chi le presenta e portate davanti al tribunale. La National Independent Venue Association colloca questo periodo tra il 6 luglio e il 4 settembre 2026, e cita l'avviso come 91 Fed. Reg. 41330. Il periodo si è chiuso il 4 settembre e nessuno dei documenti pubblici citati in questo articolo riporta una decisione successiva del tribunale.
I dodici obblighi
L'elenco riprende letteralmente l'avviso ed è formulato al condizionale: è una proposta in attesa di validazione giudiziaria. Le convenute sarebbero inoltre sottoposte a un monitor con potere di vigilare sul rispetto degli obblighi.
| N. | Obbligo |
|---|---|
| 1 | Tecnologia che permetta ai Major Concert Venues con back-end di Ticketmaster di vendere biglietti primari su marketplace di terzi |
| 2 | Attenuare l'esclusività dei contratti di ticketing primario in vigore e limitarla in quelli futuri |
| 3 | Venditori di biglietti alternativi per promotori e artisti negli anfiteatri delle convenute |
| 4 | Tetto alle commissioni di servizio in quegli anfiteatri |
| 5 | Cedere il controllo di determinati anfiteatri |
| 6 | Permettere che vi si esibiscano artisti che scelgono un altro promotore |
| 7 | Rinunciare a diritti di contrattazione esclusivi e preferenziali nei Major Concert Venues |
| 8 | Niente condizionamenti, ritorsioni o indirizzamento dei contenuti che danneggino la concorrenza |
| 9 | Barriere informative tra Ticketmaster e Live Nation |
| 10 | Fine dell'accordo di ticketing con Oak View Group, e nessun altro simile in futuro |
| 11 | Condividere determinati dati con gli artisti |
| 12 | Notificare agli Stati Uniti determinate acquisizioni future |
Perché è importante
Il dibattito pubblico ruota attorno allo scorporo, sì o no. Per l'operatività di un locale, quella che cambia davvero qualcosa è l'obbligo 1.
Un grande locale che vende con il back-end di Ticketmaster vende dove quel software glielo permette. L'obbligo 1 non gli chiede di cambiare fornitore: chiede che le convenute costruiscano la tecnologia perché quello stesso locale distribuisca i propri biglietti primari su marketplace di terzi. È un cambiamento di prodotto, non una sanzione: il software di ticketing smetterebbe di essere, per progettazione, il canale unico.
Gli obblighi 2 e 7 sono ciò che la sostiene. Poter vendere altrove non serve a nulla se il contratto di ticketing primario lo impedisce in esclusiva o se esistono diritti preferenziali sul locale. Attenuare l'esclusività in vigore, limitarla nei nuovi contratti e rinunciare ai diritti esclusivi e preferenziali nei Major Concert Venues è ciò che trasforma l'obbligo 1 in un'opzione reale.
Il resto si raggruppa in anfiteatri (3-6), condotta e barriere informative (8 e 9) e controllo (10-12).
Ciò che l'accordo non tocca
L'obiezione di NIVA riguarda la portata: l'accordo non impone di separare Live Nation da Ticketmaster né di vendere Ticketmaster, non tocca l'integrazione verticale tra ticketing, promozione, locali e rappresentanza degli artisti, e non riguarda i festival né Roc Nation. Stephen Parker, suo direttore esecutivo: «A jury found on April 15 that Live Nation is an illegal monopoly. This proposed settlement asks a federal judge to let that monopoly remain virtually intact» — il 15 aprile la giuria ha dichiarato che Live Nation è un monopolio illegale, e l'accordo chiede al giudice di lasciarlo praticamente intatto —. NIVA identifica il caso come 1:24-cv-3973 (S.D.N.Y.), davanti al giudice Arun Subramanian.
Quella sentenza e questo accordo condividono lo stesso fascicolo. L'avviso della Divisione Antitrust identifica il caso come Civil Action No. 1:24-cv-3973-AS e NIVA lo cita come 1:24-cv-3973 (S.D.N.Y.): lo stesso numero davanti allo stesso tribunale. Ciò che cambia è chi firma ciascuna cosa.
L'accordo è presentato dal Dipartimento di Giustizia. Il verdetto del 15 aprile 2026 lo ha vinto una coalizione di 34 procure statali guidata da New York: la giuria ha stabilito che Ticketmaster mantiene illegalmente un monopolio nel ticketing dei grandi locali, che Live Nation lo detiene nei grandi anfiteatri e che costringe illegalmente gli artisti che usano i suoi anfiteatri a contrattare anche la sua promozione. Letitia James l'ha definita «a landmark victory», una vittoria storica. La nota stima in 1,72 dollari a biglietto il sovraccosto in commissioni sostenuto dai newyorkesi, e avverte che rimedi e sanzioni saranno fissati da un processo separato, senza giuria.
Il fatto che la denuncia modificata del 30 agosto 2024 invocasse il Sherman Act «as well as several State laws» spiega perché convivano le due vie. Come si incastrino esattamente i due procedimenti all'interno della stessa causa non lo documentano queste fonti, e qui non viene ricostruito: ciò che è scritto è che l'approvazione dell'accordo spetta al tribunale in base al Tunney Act. Ciò che non va confuso con nessuna delle due vie è la causa della FTC, che è invece un procedimento distinto.
Cosa fare con questo
- Cerca nel tuo contratto di ticketing l'esclusività e i diritti preferenziali di rinnovo. Sono le clausole colpite dagli obblighi 2 e 7, e quelle che decidono se il tuo inventario primario può uscire su un altro canale.
- Chiedi al tuo fornitore se la tua vendita primaria può essere distribuita su un marketplace esterno, e a quale costo. Oggi è una sua decisione di prodotto, non tua: lì si vede cosa c'è fuori.
- Non lavorare sulle cifre che circolano: il tetto alle commissioni dell'obbligo 4 nell'avviso non ha una percentuale, e gli anfiteatri da cedere sono «determinati». Per regole già esigibili, la via legislativa: California e i biglietti speculativi.
